Agenda digitale rischia lo stop: l'allarme di Parisi

 

L'allarme di Stefano Parisi: «In ritardo 32 provvedimenti attuativi, così si vanifica il lavoro fatto»

(I Messaggero) - Fa fatica a decollare l'Agenda digitale. In queste due parole è confinato un mondo che va dalle start up all'anagrafe nazionale, dal fascicolo sanitario elettronico alla cartella clinica e prescrizione digitali; e poi, la firma digitale nei contratti con la Pubblica amministrazione, la comunicazione telematica dei documenti tra uffici pubblici e tra questi e il cittadino; l'elenco degli indirizzi di posta elettronica certificata (Pec); e ancora, le procedure di pagamento elettroniche della P.A., il biglietto elettronico per salire sull'autobus o in metropolitana, il domicilio digitale per il cittadino, l'obbligo della Pec per le imprese. Per non parlare della carta d'identità elettronica e tessera sanitaria abbinate nel documento digitale unificato. Un insieme di misure che potrebbero rilanciare la crescita e contribuire a generare forti risparmi nella spesa pubblica.

Eppure, la rivoluzione che è stata approvata dal governo Monti con i due decreti Sviluppo di giugno e, soprattutto, di dicembre, rischia di fermarsi sullo scoglio dei 32 decreti attuativi necessari per passare dalla teoria ai fatti. «Si tratta di regolamenti e decreti che l'esecutivo, anche se dimissionario, può prendere ed è bene che lo faccia nei prossimi tre mesi», sottolinea il presidente di Confindustria Digitale Stefano Parisi. «Bisogna darsi da fare e presto, un ulteriore ritardo può vanificare il lavoro fatto fino ad oggi», è la sua esortazione di fronte ai rischi di ulteriori slittamenti sulla tabella di marcia. Il richiamo non è «ai ministri Passera e Profumo che avevano e hanno le idee chiare sul progetto. Anche il ministro Barca si è speso molto specie sull'utilizzo dei fondi europei». Un riconoscimento va anche «all'Authority per le Comunicazioni che ha fatto molto contro la pirateria, il contrasto al commercio illegale e per la tutela del copyright. Confidiamo molto anche nella gestione di Cardani perché si avanzi ancora», prosegue Parisi.

Sotto osservazione sono soprattutto le resistenze esistenti nell'apparato burocratico centrale e locale. E lì, fa capire Confindustria Digitale, che è tirato il freno a mano. Un grosso passo indietro è inoltre in agguato se saranno confermate le difficoltà per l'insediamento del direttore generale dell'Agenzia digitale, Agostino Ragosa. Eppure, una volta partita, l'agenda digitale potrebbe fare risparmiare allo Stato circa 19 miliardi in tre anni. Il calcolo è degli Osservatori Ict della School of management del Politecnico di Torino secondo il quale solo avviando sul canale digitale il 30% degli acquisti della Pubblica amministrazione (invece del 5% attuale) si otterrebbero benefici di 5 miliardi l'anno.

Se si vuole rispettare la tabella di marcia normativa che si esten de anche al 2014, la maggior parte dei decreti attuativi deve essere emanata tra metà gennaio e metà marzo. Alcuni esempi? A metà gennaio scade il termine dei decreti ministeriali per il biglietto elettronico nel trasporto pubblico locale e per definire gli standard tecnici per la piattaforma che consentirà all'autorità di vigilanza la gestione dei contratti assicurativi. A metà febbraio devono arrivare i chiarimenti per istituire il nuovo documento unificato che sostituirà carta d'identità e tessera sanitaria, per l'anagrafe digitale nazionale. A metà marzo invece sono attesi i requisiti e modalità di attuazione del fascicolo sanitario elettronico. Nella stesura dei provvedimenti sono coinvolti non meno di sette ministeri. Tra resistenze burocratiche e l'atmosfera ormai pienamente elettorale, si rischia così di sprecare un'occasione. O di rinviarla al governo che verrà.

di Barbara Corrao