Squinzi: "il presidente Napolitano è un fattore di stabilità"

Siamo in una «fase nuova» che dovrebbe rispondere meglio «alle necessità sempre più impellenti del paese». Giorgio Squinzi si sofferma su una serie azioni avviate dall'esecutivo che «indicano il cambio di passo»: l'approvazione e l'applicazione rapida della riforma del mercato del lavoro, la finalizzazione delle riforme istituzionali, della Pa come della giustizia. È «assolutamente straordinaria l'eliminazione del costo del lavoro dall'imponibile Irap», e bisogna andare avanti sulla «tanto attesa attuazione della delega fiscale».

Il tema del rilancio economico, ha detto il presidente di Confindustria all'assemblea di Anima (industria meccanica varia) «è al centro di gran parte del confronto politico e sociale, ma non è ancora ben chiara la via operativa per uscire da una crisi che ha messo e mette a dura prova l'economia e gli equilibri del nostro paese». Un peso, nell'arrivare alla situazione attuale, l'ha avuto anche l'instabilità che ha caratterizzato la politica italiana nell'ultimo decennio. Elemento che, secondo Squinzi, «non ha sicuramente favorito un piano di rilancio dell'economia». In questo scenario un ruolo importante l'ha svolto il presidente della Repubblica. «Considero il presidente Napolitano un importante fattore di stabilizzazione nel nostro paese, soprattutto in una situazione di grande volatilità», ha detto Squinzi a proposito delle ipotesi di dimissioni del Capo dello Stato.

Ora il percorso si è avviato, con le riforme messe in campo da Renzi e con la manovra. «Il valore della legge di stabilità è nel nuovo modello proposto, che dovrebbe portare ad uscire dalla spirale recessiva e dare nuova fiducia sul fatto che una lunga stagione recessiva viene superata» ha detto Squinzi, rimarcando che ciò accade con il rilancio degli investimenti. Fiducioso che il dato sulla produzione industriale sarà migliore ad ottobre. «Lo vedremo, siamo in una situazione dove c'è un mese giù e un mese su, il rinnovo degli apparati produttivi, a partire dal potenziamento della Sabatini-bis».

Non solo: ieri il presidente di Confindustria è ritornato sul problema, su cui bisogna intervenire, del prelievo fiscale sui beni strumentali all'attività aziendale (capannoni, impianti e altro), «prelievo che consideriamo una scelta solo dannosa. In un paese moderno il prelievo fiscale deve incentivare l'espansione del perimetro d'impresa, non comportarsi come il suo freno più rigido». Inoltre a preoccupare il mondo imprenditoriale sono le mancate risorse nel decreto Sblocca Italia per il Piano per la promozione straordinaria del Made in Italy e l'attrazione degli investimenti. «Una scelta che non comprendiamo».

Un dato su tutti testimonia, ha detto, Squinzi l'importanza dell'export per la nostra economia: il suo totale, beni e servizi rappresenta circa il 30% del Pil. Il numero delle imprese che esportano a suo parere dovrebbe aumentare: su un totale di quasi 4 milioni di imprese registrate gli esportatori abituali nel 2013 erano poco più di 50mila. Inoltre è «decisamente positivo» il contributo degli investimenti diretti esteri in Italia. L'Expo sarà un'occasione per aumentare l'internazionalizzazione: inviteremo, ha detto Squinzi, le delegazioni degli altri paesi e guardare da vicino le nostre eccellenze con un'attività business to business insieme a Padiglione Italia.

da Il Sole 24 Ore del 10 novembre 2014